«Non da oggi – scriveva Secchia - la stampa è un potente strumento di cui si serve la classe dominante per mantenere la sua dittatura. Il grande capitale non domina solo con le banche, i monopoli, il potere finanziario, il tribunale e la polizia, ma con i mezzi quasi illimitati della sua propaganda e della corruzione ideologica [...] Vi fu un’epoca, agli inizi dell’età moderna, fino alle rivoluzioni del secolo XVIII in cui, come ebbe a scrivere Lenin, la lotta per la libertà di stampa ebbe la sua grandezza perché era la parola d’ordine della democrazia progressiva in lotta contro le monarchie assolute, il feudalesimo e la Chiesa. Ma nella fase di decadenza del capitalismo la stampa conservatrice e reazionaria ha perduto ogni senso morale e ogni pudore. Il giornalismo al servizio dei gruppi imperialisti è una forma corrente di prostituzione. Il capitalismo in putrefazione ha bisogno per reggersi di mentire continuamente. La realtà lo accusa: dunque dev’essere falsificata. La fabbrica della menzogna è diventata arte, tecnica, norma di vita»

Corso di formazione sulle riforme del lavoro da Monti a Renzi

Dopo il 10 giugno, che ha festeggiato i 5 anni di attività della Casa Rossa, abbiamo programmato una iniziativa significativa perché è nel solco dell'impegno profuso in difesa della Costituzione. Infatti sabato 17 giugno, in Casa Rossa, si terrà un corso di formazione a carattere seminariale, con modalità interattive attraverso slides e video, che tratterà la materia delle leggi sul lavoro: Jobs Act, Riforma Monti - Fornero e procedure collegate.
Vogliamo offrirla all'interesse che da più parti ci è stato manifestato.
A vantaggio dell'attenzione e del profitto che ognuno potrà trarre da un corso così strutturato, abbiamo stabilito un limite di presenze che arrivi ad un massimo di 35; di seguito il programma nel dettaglio, sapendo che le prenotazioni sono in ordine di arrivo... giunti al limite prefissato delle prenotazioni, non sarà possibile procedere oltre con nuovi inserimenti.

Il corso è a cura della Casa Rossa e, senza alcun dubbio, non è prevista alcuna quota d'iscrizione. 

Alla fine sarà possibile ristorarsi con un aperitivo popolare fresco ma sostanzioso.



10 giugno 2017: 5 anni di attività della Casa Rossa

Per l'occasione Casa Rossa ha ospitato una iniziativa a cui ha contribuito il Comitato Contro la Guerra Milano; si è parlato della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Siamo vicini al popolo venezuelano e, visto che non siamo i soli, a breve crediamo sia utile una consultazione tra rappresentanti di aggregazioni associative di Milano che abbiano a cuore l'emancipazione dell'America Latina.
Ad osservarla bene, non è granché l'attenzione dedicata da Milano ad un tema che ci riguarda per la dimensione e l'importanza che ha. Sono piene le pagine FB di iconografia rivoluzionaria, spesso pare che chi la usa non lo faccia così onestamente.. L'ipocrisia fa capolino dalle immagini guerrigliere e barricadere; spesso e volentieri ci si accorge che chi le "posta" in realtà non ha, per usare un eufemismo, ben chiaro cosa significhi governare un paese contro il quale si praticano le linee destabilizzanti e sovversive. In un certo ambiente, neppure così ristretto, il materialismo storico non ha diritto di cittadinanza. Anche per questo continueremo insieme ad altri nel proporre e divulgare quello che altro non è se non la realtà latinoamericana.
Dopo le foto segue una sintesi  dell'intervento di Marcello Gentile, del Comitato Contro la Guerra Milano, svolto in Casa Rossa il 10 giugno scorso.




Report del discorso di Marcello Gentile del Comitato Contro la Guerra Milano 

Le proteste violente di questi ultimi 2 mesi che stanno incendiando il Venezuela non sono inedite, sono l’evoluzione dei piani di destabilizzazione del paese e di una vera e propria guerra economica non dichiarata dai paesi imperialisti, USA in testa con una Unione Europea subalterna a seguire, che appoggiano senza riserve l’oligarchia venezuelana. La lotta di classe è incominciata a partire nel Dicembre del 1998 con la vittoria del Comandante Chavez, ed ha espresso la sua più alta ferocia periodicamente, l’11 aprile 2002 con il colpo di stato patronale, poi nel 2002/2003 con il cosiddetto “Paro Nacional”, nel 2014 con le “guarimbas” e in questi mesi del 2017 con il ritorno della violenza fascista e paramilitare nel paese.
Il Venezuela viene attaccato non soltanto perché è il paese con la più grande riserva petrolifera mondiale, poiché ha regolamentato con la “ley de hidrocarburos” tutto il settore petrolifero, riducendo i grandi profitti delle transnazionali del settore, ma anche per aver ridistribuito la ricchezza prodotta, trasferendola alla spesa sociale, mentre prima del 1998 veniva spartita tra oligarchi.
Inoltre il Venezuela è schierato a livello Internazionale con i BRICS (Cina e Russia in testa), e questo per gli USA, dove è nata circa due secoli fa la Dottrina Monroe, risulta inaccettabile, tanto da tentare di destabilizzare il paese analogamente a quanto hanno già compiuto in Libia come in Siria.
La campagna mass-mediatica scatenata a livello mondiale dall’imperialismo, che è riassumibile con la frase “dalla tirannia alla democrazia”, va letta esattamente al contrario.

10 giugno con il Venezuela Bolivariano

Dalle 18,30 video, informazioni e testimonianze della resistenza popolare al tentativo di golpe sponsorizzato dagli USA. In occasione del 5° anno di attività della Casa Rossa avremo una presenza che sarà una sorpresa... 

Dalle 20 cena popolare per i 5 anni di Casa Rossa; menù: antipasti ~ pabellon venezuelano - macedonia - vino, acqua ⇒ 15 € 

Per la cena è gradita la prenotazione al 3383899559 o per e-mail, scrivendo a lacasarossamilano@gmail.com, entro giovedì 8 giugno.



Dove va l'Europa? Polonia tra nazionalismo e populismo


Resistendo, i prigionieri palestinesi rafforzano la lotta per la liberazione

Lo sciopero della fame dei prigionieri politici palestinesi ha raggiunto il suo primo mese e dovrebbe continuare  a mobilitare il supporto e l’azione internazionale. La lotta dei Palestinesi incarcerati da Israele – attualmente oltre 6300 tra uomini, donne e bambini – è urgente e essenziale nella causa della Palestina per la fine dell’occupazione israeliana e per la liberazione nazionale, e tutti i sostenitori di giustizia e pace devono parteciparvi.


Resistendo, i prigionieri palestinesi rafforzano la lotta per la liberazione

di Socorro Gomes*

Oltre 1500 palestinesi imprigionati da Israele stanno conducendo uno sciopero della fame dal 17 Aprile (giornata dei prigionieri Palestinesi) per denunciare al mondo le terribili e degradanti condizioni della loro incarcerazione. Riaffermano così la loro determinazione nella loro lotta sia per la dignità o il rispetto per i loro diritti umani nelle  celle di un criminale regime di occupazione militare, sia per la realizzazione della liberazione nazionale.

Imprigionare i Palestinesi è una delle armi più espressive dello Stato di Israele. Dalla sua creazione, usa il terrore e repressione senza limiti come metodi per garantire incursioni criminali nella terra palestinese. Approssimativamente il 70% delle famiglie palestinesi hanno già avuto un membro in prigione con l’accusa di resistenza all’occupazione. Oltre 6300 persone sono attualmente incarcerate, secondo l’associazione Addameer, 300 sono bambini e 13 sono parlamentari. Le autorità Sioniste non si vergognano di violare palesemente la legge Umanitaria Internazionale o i diritti umani per mantenere la loro politica di imprigionamento di massa con l’obiettivo di indebolire il popolo palestinese.

L’incarcerazione dei bambini,  accusandoli di lanciare pietre contro mezzi blindati e soldati armati di fucili M16, continua giornalmente sotto gli occhi comprensivi della cosiddetta comunità internazionale,  così come le detenzioni senza accuse basate su informazioni ritenute segrete, che possono prolungarsi quanto gli invasori vogliono, la cosiddetta detenzione amministrativa che oggi trattiene 500 persone.

Nel tentativo di indebolire gli uomini e le donne palestinesi e il loro movimento di liberazione, che è diventato sinonimo di coraggio e resistenza, il regime di Israele e ha già imprigionato oltre 800.000 persone, contando sulla complicità collettiva della più aggressiva potenza di tutti i tempi: gli U.S. A. Eppure l’occupazione Sionista ha fallito in tutti i suoi tentativi .

La solidarietà e il supporto per la giusta causa del popolo Palestinese sono aumentati in tutto il mondo. Tuttavia, non è sufficiente per assicurare il rispetto pieno delle risoluzioni delle Nazioni Unite  e  l’esistenza dello Stato di Palestina, a partire dalla ripartizione proposta settanta anni fa, attraverso la risoluzione 181 dell’Assemblea Generale .

I Palestinesi hanno la storica coscienza che l’unica possibilità di liberare il loro Stato e vederlo riconosciuto sarà il risultato prevalentemente  dalla lotta, unitamente alla solidarietà dei popoli del mondo intero
Pertanto, i Palestinesi sono puniti da Israele con arresti arbitrari, torture, deportazioni forzate, la brutalità della repressione, la demolizione delle loro case, devastazione o  espropriazione della loro terra, esecuzioni, apartheid, genocidio,  esilio e persecuzione.
La successione di guerre, aggressioni e l’ invasione dei loro territori da parte di Israele, con le loro terre espropriate e i loro proprietari espulsi, o uccisi se resistono, hanno permesso a Israele di estendere i loro artigli e confini. Il territorio palestinese rimanente è stato occupato, frantumato e usurpato dai colonizzatori israeliani e militarizzato. Questa è una disgrazia.

In completo disprezzo delle risoluzioni dell’ONU, lo stato sionista inoltre impedisce  ai palestinesi l’accesso a sorgenti d’acqua, zone di pesca e terreni agricoli, in una malvagia politica che nega loro le minime condizioni materiali per poter sopravvivere. Con questa  politica criminale, Israele ha già usurpato una notevole parte  del territorio destinato ai palestinesi nel piano di ripartizione delle Nazioni Unite.

Per reprimere la resistenza, le autorità israeliane perpetrano tutte le forme di crimini e violazioni, anche contro la loro stessa gente. Con i loro metodi imperialisti, convertono i giovani soldati israeliani in crudeli criminali  per i quali i bambini Palestinesi devono morire, oppure a perseguitare un parte significativa della loro stessa popolazione che si oppone all’infamia dell’occupazione
L’ampiezza e l’urgenza del sostegno e della solidarietà è vitale nella costruzione di un’ampia coalizione per una immedita risposta e assicurazione che vengano garantiti i diritti dei prigionieri politici, dell’attuazione delle risoluzioni dell’ONU e dello stato palestinese, con i suoi confini demarcati come prima dell’occupazione militare del 1967 e Gerusalemme Est come sua capitale.

Il Consiglio Mondiale della Pace (WPC), nella sua ultima assemblea, nel novembre 2016, ha definito come prioritario il supporto alla lotta del popolo palestinese per il proprio libero Stato,  di cui lo sciopero della fame dei Palestinesi manifesta un’altra forma di resistenza che non può   essere vinta.
La resistenza è l’unica alternativa alla scomparsa  del popolo palestinese. Senza contare su Forze Armate  (Marina Militare, Forza Aerea o Esercito), i Palestinesi resistono contro la forza militare più forte al mondo in termini tecnologici, mostrando la propria dignità e un ineguagliabile forza morale di fronte all’asimmetria di una realtà imposta da un regime militare, colonialista e criminale.

È inaccettabile che l’impunità di una potenza che impone un regime di apartheid, coltivando odio verso i Palestinesi, anche se bambini o giovani, sia accettata come naturale. Questo regime deve essere ripudiato da tutti coloro che vogliono onestamente la pace nella regione.

Il WPC ha espresso il suo sostegno alla lotta dei prigionieri politici  per la resistenza nazionale contro l’occupazione israeliana e per il diritto all’autodeterminazione. Nella nostra solidarietà per la lotta dei Palestinesi e nel veemente rifiuto delle politiche basate sui crimini di guerra e di crimini contro l’umanità perpetrati quotidianamente, dobbiamo anche richiedere la fine all’impunità goduta dalla leadership sionista nella sua collusione con i poteri imperialisti, specialmente gli USA.

Denunciando trattamenti inumani, violazioni dei loro diritto alla salute, alla difesa legale, alle visite di  familiari,  i prigionieri palestinesi rappresentano l’intera lotta nazionale contro l’oppressione, i massacri e i tentativi di espulsione. La loro protesta è un bollettino d’accusa che rivela le molte  omissioni  ONU nei confronti del popolo Palestinese e la trascuratezza di una promessa fatta ma non mantenuta.

Noi ripeteremo la formula finché non sarà realizzata: per la liberazione dei prigionieri politici, il ritorno dei 5 milioni di rifugiati, per  i confini  impostati precedentemente all’occupazione israeliana dei territori palestinesi del giugno 1967 e Gerusalemme Est come capitale dello Stato della Palestina.
Queste sono le posizioni di principio alle quali il popolo palestinese non rinuncerà. Pertanto noi riaffermiamo la nostra piena solidarietà alla causa della Palestina.

*Socorro Gomes è il presidente del Consiglio Mondiale della Pace.

Mobilitazione davanti al Consolato USA a Milano

Il Comitato Contro La Guerra Milano concorda e fa propria la dichiarazione del Consiglio Mondiale della Pace.
Chiama pertanto alla mobilitazione per domani
SABATO 8 APRILE ALLE ORE 18
DAVANTI AL CONSOLATO USA IN LARGO DONEGANI.
per info e adesioni alla mobilitazione cell.: 338-3899559
Dichiarazione del Consiglio Mondiale della Pace sull' attacco missilistico degli Stati Uniti contro obiettivi siriani
(in basso la versione in inglese)
Il Consiglio Mondiale della Pace denuncia e condanna i recenti attacchi missilistici degli Stati Uniti contro obiettivi siriani il 6 aprile, come un atto di un'ulteriore escalation dell'intervento imperialista in Siria e nella regione, giustificandola col presunto utilizzo di armi chimiche a Khan Sheikhoun città vicino Idleb da parte dell’esercito siriano, un crimine pretestuoso.
Il bombardamento americano della Siria costituisce non solo la violazione dei principi della Carta delle Nazioni Unite, ma è anche la continuazione delle politiche delle precedenti amministrazioni statunitensi da parte dell'amministrazione Trump. Dopo aver creato, addestrato e finanziato i gruppi armati mercenari di “ISIS” e altri, gli Stati Uniti, la NATO e l'UE con i propri alleati nella regione, stanno fornendo sostegno ai gruppi terroristici armati, attraverso gli attacchi contro l'esercito siriano, e non è la prima volta. Dietro questi attacchi ci sono i piani per la creazione di un “Grande Medio Oriente” per il controllo delle risorse energetiche e dei gasdotti e per ridisegnarne i confini con regimi “amici”. Il WPC esprime la sua solidarietà al popolo siriano e ai popoli della regione per il loro diritto di determinare liberamente e senza alcuna interferenza straniera il loro destino. Denunciamo anche l'ipocrisia e la doppia morale degli imperialisti, che sostengono e / o svolgono attacchi contro i popoli e le nazioni, creando centinaia di migliaia di rifugiati, e allo stesso tempo “versando lacrime” per gli sfollati che scappano per salvarsi la vita.
Il WPC invita i suoi membri e i suoi simpatizzanti a condannare gli interventi imperialisti e i loro piani nella regione, e ad esprimere solidarietà con i popoli attaccati ed in difficoltà.
La Segreteria del 7 aprile 2017 WPC
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ENGLISH VERSION
Statement of the World Peace Council on the missile attack of the USA against Syrian targets
The World Peace Council denounces and condemns the recent missile attacks of the USA against Syrian targets on 6th April,as an act of further escalation of the imperialist intervention in Syria and the region, based on the alleged use of chemical weapons in Khan Sheikhoun town near Idleb by the Syrian army, a crime with suspicious motives.
The US bombing of Syria constitutes not only the violation of the principles of the UN Charter but is also the continuation of the US policies of the previous US administrations, now by the Trump administration. After having created, trained and financed the armed mercenary groups of “ISIS” and others, the USA, NATO and the EU along with its allies in the region, are providing support to armed terrorist groups, through attacks on the Syrian army, not for the first time. Behind these attacks are the plans for the establishment of a “Greater Middle East” with the controll of energy resources and pipelines and with willing regimes and new borders. The WPC expresses its solidarity with the Syrian people and the peoples of the region for their rights to determine freely and without any foreign interference their fortunes. We denounce also the hyprocrisy and double moral of the imperialists, who support and/or carry out attacks on peoples and nations, driving hundreds of thousands to become refugees, and at the same time “shed tears” about the displaced people who run away for their lives.
The WPC calls upon its members and friends to condemn the imperialist interventions and plans in the region and to express their solidarity with the peoples in need.
The Secretariat of WPC 7th April 2017
- - - ADERISCONO ALLA MOBILITAZIONE - - -
Comitato Contro la Guerra Milano, Assadakah (Associazione Nazionale Italo Araba), Comitato Ucraina Antifascista Milano, PRC (Circolo Quarto Stato), La Casa Rossa, Partito Comunista (Lombardia)
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L'Unione Europea che non conosciamo: Ungheria, Romania, i nazionalismi. Il video


Giù le mani dalla INNSE


Sappiamo dell'urto che stanno reggendo gli operai della INNSE. Infatti il padrone, attraverso sanzioni e provvedimenti disciplinari, sta accanendosi contro di loro per piegarne la resistenza, rivolta contro lo smantellamento graduale ma sistematico della fabbrica di via Rubattino. Si è arrivati alla scelleratezza della lettera di licenziamento per 3 operai ed 1 impiegata.
Invitiamo dunque i compagni, gli amici e i sinceri democratici ad esprimere l'appoggio che si deve a questi operai che, in condizioni così difficili, hanno saputo produrre e mantenere una forte coesione caratterizzata da sereno coraggio. 
Sosteniamoli con un contributo che servirà per la resistenza, al cui interno stanno anche considerevoli spese legali.
Ricordiamoci che abbiamo davanti a noi una lotta d'avanguardia; aiutando loro aiutiamo anche noi stessi: giù le mani dalla INNSE.

Casa Rossa per Sergio Manes

In queste ore abbiamo saputo che è mancato Sergio Manes. Si può dire così... se invece si dicesse: “è scomparso Sergio Manes” sarebbe inesatto. Viene infatti a mancare una figura che per dedizione e passione si può ben dire avesse pochi eguali. Non lo vedremo più infatti, come quando ci venne a trovare mentre i lavori di Casa Rossa erano ancora in corso, oggi non potrebbe farlo.

Il fatto è che è difficile dire di lui che sia scomparso, la sua voce impastata dal fumo e dal tono profondo non scompare dalla nostra memoria. Non scompare l’immagine dell’uomo che si stava dedicando al centenario della presa del Palazzo d’inverno.

I suoi libri, i libri de "la città del sole" nelle nostre case, nelle nostre teste, soffio sul fuoco della nostra volontà: quante cose hanno trasmesso, strumenti di quella cassetta degli attrezzi spesso vagheggiata, e spesso buttata dal treno in corsa di una sinistra incapace di essere sé stessa.

Sergio non è scomparso, non certo dopo essersi così prodigato in un lavoro che è al tempo stesso germoglio e robusta essenza arborea.

Siamo contenti di avere avuto l’opportunità di conoscerlo e la sua morte ci porta tristezza, del resto quello che ci ha dato non è stato poco davvero.

Un bel saluto Sergio.
I compagni di Casa Rossa

In memoria di Luigi Pestalozza

di Maurizio Disoteo

Lo studioso militante e storico della musica ci ha lasciati ieri, giovedi 23 febbraio.

Ho avuto la fortuna di conoscere bene Luigi Pestalozza, di collaborare con lui e di esserne stato amico. Anche per questo, non è facile scrivere di lui ora che, saputo della sua scomparsa, inizio a vivere il grande dolore di questa perdita e a valutare quanto ci mancherà la sua capacità critica di storico della musica ma anche di infaticabile animatore e organizzatore di eventi musicali.
Da dove cominciare, quindi, facendo esercizio della mia soggettività, se non proprio dal citare la qualità che di Luigi Pestalozza ho ammirato più di altre: quella di saper sempre ricollegare ogni fatto musicale al conflitto di classe, alle lotte operaie e popolari per il rovesciamento dei rapporti di produzione, infine, non da ultimo e conseguentemente, alla visione internazionalista dell’impegno politico culturale? Luigi amava citare una frase del sociologo della musica John Sheperd per cui la musica sta nella storia come la storia sta nella musica. Ma non era, la sua, quella storia che si cela dietro l’oggettività, spesso facile alibi per non prendere posizione, per negare le contraddizioni e alla fine per ripiegare sullo statu quo. Era una storia che prendeva posizione e che sapeva entrare nel vivo delle contraddizioni della società, per trasformarla e che chiamava alla denuncia di un’impossibile “neutralità” della storia della musica e della musicologia.
Così, l’impegno di Luigi per la nascita e la promozione di quella che chiamava la nuova musica era anche un’impresa politica, per una musica che ridestasse la coscienza, la consapevolezza delle relazioni sociali e che mettesse a nudo i rapporti di potere capitalisti. Proprio per questo, si legò a molti di quei compositori, Luigi Nono per primo, che, usciti dalla Resistenza con l’intenzione di rifondare una nuova società, anche musicale, si trovarono poi a operare nella ristrettezza delle censure e delle miserie culturali imposte dalle guerra fredda ma che continuarono a operare per creare una musica che fosse risveglio civile e politico e richiamo alla lotta nelle forme della musica.
Luigi Pestalozza ha lavorato molto nel campo della musica classica, ma con uno spirito assolutamente libero da presunzioni di superiorità di un genere musicale su un altro. “Quando cominciano le gerarchie tra le musiche, comincia anche il fascismo” era una sua frase, certamente polemica, come era nel suo carattere, ma che esprime quanto egli pensava. Principale animatore negli anni settanta della rassegna milanese Musica nel Nostro Tempo non esitò ad aprire i canali tra le musiche, portando sul palco del Conservatorio suonatori di launeddas, violinisti della Valle del Savena e altri protagonisti della musica folk ma anche del jazz e di musiche extraeuropee. Non per caso fu amico e collaborò a lungo con Roberto Leydi, uno dei fondatori dell’etnomusicologia italiana, anch’egli di formazione e cultura poliedrica, interessato a tutta la musica, senza alcuna riserva di genere o di stile.
Musica nel nostro tempo seguiva l’esperienza di Musica/Realtà, un progetto che, soprattutto ma non solo nella città di Reggio Emilia, vide non solo Luigi impegnato, con molti altri protagonisti della musica italiana, in una vasta opera di promozione musicale rivolta alle classi popolari, con concerti che si svolgevano a volte in sedi non deputate abitualmente alla musica (fabbriche, circoli operai ecc.), in cui il pubblico poteva liberamente discutere sino a notte fonda con i compositori e gli esecutori di quanto aveva ascoltato.
Musica/Realtà è anche il nome della rivista che, fondata da Luigi Pestalozza, ha garantito continuità culturale a quell’esperienza, e che lo ha occupato nella redazione del prossimo numero sino agli ultimi giorni di vita, insieme all’organizzazione di un convegno sulla musica elettroacustica nell’ambito degli attuali concerti di Musica/Realtà. Dalla rivista Musica/Realtà nacquero I Quaderni di Musica/Realtà e la collana di libri Le Sfere, che ha permesso al pubblico italiano di avvicinare importanti autori internazionali come R. Murray Schafer, John Blacking, Janòs Màrothy, Michel Imberty, Georg Knepler e tanti altri, unitamente a diversi validi studiosi italiani (Sergio Miceli, Roberto Favaro ecc.).
Ho scritto di un Pestalozza internazionalista. In effetti viaggiò molto, studioso attento di quanto accadeva nei paesi del cosiddetto terzo mondo, soprattutto negli anni della decolonizzazione e curioso anche di quanto di musicale avveniva in quei paesi, come ci ha testimoniato nel suo libro Mie memorie Vita Musica Altro (Lucca, LIM, 2013).
Un impegno di storico della musica, quello di Luigi Pestalozza, che si è sempre saldato con quello del militante politico, proprio perché le due cose non potevano per lui essere scisse. Musicologo e militante nella difesa, anche fisica, dalle aggressioni fasciste, a Venezia e in compagnia della inseparabile moglie Michi, delle prime rappresentazioni di Intolleranza 1960 di Luigi Nono, dedicata ai migranti italiani caduti sul lavoro e in particolare a Marcinelle e in seguito dei cantanti del Nuovo Canzoniere Italiano in occasione del Festival di Spoleto del 1964, quando rappresentarono il contestato (dai borghesi, dai fascisti e dai militaristi) spettacolo Bella Ciao.
Luigi Pestalozza fu nel PCI dal 1956, dopo la lotta di resistenza, vissuta giovanissimo (era nato nel 1928) nelle fila di Giustizia e Libertà. Scrisse sull’Unità (dopo avere iniziato la sua esperienza giornalistica all’Avanti) e su Rinascita e fu responsabile della sezione musica del Partito. Dopo lo scioglimento del PCI, aderì a Rifondazione Comunista e in seguito ai Comunisti Italiani. Dell’esperienza resistenziale restò sempre, nel lavoro di Luigi, la grande affezione per la Costituzione repubblicana, tanto che alla fine degli anni cinquanta pubblicò dei testi di Educazione Civica (era tra l’altro laureato in giurisprudenza) incentrati proprio sulla Legge fondamentale del nostro stato, in cui in particolare sottolineava come il diritto di proprietà privata, nella nostra Costituzione, sia condizionato a un fine pubblico e a un interesse sociale (art.41 e 42, da tenere presenti di questi tempi).
In un momento in cui la produzione artistica sembra purtroppo ripiegare verso forme di art pour l’art, in cui i compositori sembrano sempre meno interessati a comporre musica che si esprima sulle contraddizioni della società, in cui il pensiero unico si appropria anche della ricerca musicologica, la perdita di una voce critica come quella di Luigi Pestalozza è grave e dolorosa. Questo anche se, lui stesso ci direbbe, come ripeteva e come ha scritto più volte, che la “fine della storia” è solo un imbroglio per farci credere che i rapporti umani sinora determinati non possano cambiare. E se la storia non è finita, non ci resta che riprendervi il nostro ruolo di attori.